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Cosa portare fuori (2)

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In questa normalità inusuale rispetto le distanze. Mi muovo con cautela fra dentro e fuori, e torno sugli stessi interrogativi. Mi domando cosa portare fuori, dopo. E mi domando, adesso, se siano descrivibili le differenze nel sentire la soglia fra dentro e fuori. Nel pensare cosa portare fuori e cosa far rientrare. Di certo è concreta e visibile la differenza di condizioni sociali, personali. Il dentro può essere intollerabile se non so come mantenere me e i miei cari. Può essere intollerabile se è angusto lo spazio fisico o mentale. Se dalla finestra vedo degrado, sia dentro che fuori. Diventa necessario pensare (e cercare, o forse immaginare) un fuori molto fuori. Un altro dentro. Vorrei portare fuori il desiderio di guardare e vedere. Vorrei portare fuori e conservare dentro la mimica dei volti. Vorrei proteggere le emozioni per poterle portare fuori (appena possibile) e conservarle dentro. Per riconoscere le emozioni (e per esprimerle) abbiamo bisogno che esse attraversin...

Cosa portare fuori (1)

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L’euforia di potersi precipitare fuori non mi appartiene. Non mi è appartenuta parimenti l’urgenza di organizzare le giornate in modo cronometrico. Non solo perché il tempo è prematuro e il fuori non potrà essere il fuori di prima. Non solo perché nemmeno il dentro sarà, una volta fuori, lo stesso dentro. Il segno di un altro dentro e di un altro fuori è inciso nell’attesa, nella sospensione del tempo. È scritto negli sguardi, nel panorama oltre la finestra. Allora vorrei pensare a cosa portare fuori. Perché il dentro di oggi e il fuori di domani siano sì diversi dal dentro e dal fuori di ieri, ma entrambi riconoscibili. Dotati di senso. Dotati di senso per me. Dotati di senso per noi. E il senso è dato da ciò che riusciremo a portare fuori, con noi. Vorrei portare fuori la necessità di perdere tempo. Di perdersi nel tempo. Vorrei portare fuori una condanna meno aspra della macchina asciugatrice, di tipo statunitense, che sgombra la casa, soprattutto nella stagione intermedia, senz...