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Il tempo al tempo del coronavirus

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di  Luigi Marinelli [n.d.r.: apriamo con questo intervento/meditazione, scritto il giorno di Pasqua, ma più che mai attuale in questi giorni di confino e di feste]. Oggi è Pasqua. Tempo di passaggio, rinascita, resurrezione a nuova vita. Per questo, come tanti altri, penso a tutte le pasque della mia vita, soprattutto a quelle da piccolo, con mia madre indaffarata ai fornelli dai giorni prima e fin dalla mattina presto della festa. Penso al tempo, e ripenso a un articolo che scrissi qualche anno fa[1] sull’onda intellettuale e affettiva della traduzione di un libro ( Il mio secolo di Aleksander Wat[2]) che mi aveva accompagnato per mesi e mesi. Scrivevo là: tutto ha un suo tempo – dice l’Ecclesiaste (3, 1) – “Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”, e dopo la velocità il più delle volte individualistica ed egocentrica (se non proprio autistica) dell’odierna comunicazione telematica e digitale, fondata soprattutto sui sensi della vista ...