Cosa portare fuori (1)
L’euforia di potersi precipitare fuori non mi appartiene. Non mi è appartenuta parimenti l’urgenza di organizzare le giornate in modo cronometrico. Non solo perché il tempo è prematuro e il fuori non potrà essere il fuori di prima. Non solo perché nemmeno il dentro sarà, una volta fuori, lo stesso dentro. Il segno di un altro dentro e di un altro fuori è inciso nell’attesa, nella sospensione del tempo. È scritto negli sguardi, nel panorama oltre la finestra. Allora vorrei pensare a cosa portare fuori. Perché il dentro di oggi e il fuori di domani siano sì diversi dal dentro e dal fuori di ieri, ma entrambi riconoscibili. Dotati di senso. Dotati di senso per me. Dotati di senso per noi. E il senso è dato da ciò che riusciremo a portare fuori, con noi. Vorrei portare fuori la necessità di perdere tempo. Di perdersi nel tempo. Vorrei portare fuori una condanna meno aspra della macchina asciugatrice, di tipo statunitense, che sgombra la casa, soprattutto nella stagione intermedia, senz...